19 agosto 2019

Gagliano Giuseppe Articoli tratti da Starmag

Link :https://www.startmag.it/author/giuseppe_gagliano/

 

14 agosto 2019

Fiorina Capozzi Governi, spread e crescita? Così la guerra economica ha spostato l’interesse degli Stati sul controllo delle informazioni”

Recensione tratta dal Il Fatto quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/11/governi-spread-e-crescita-cosi-la-guerra-economica-ha-spostato-linteresse-degli-stati-sul-controllo-delle-informazioni/5366596/

 

25 luglio 2019

Giuseppe Gagliano L’Europa delle parole

Dal punto di vista strettamente militare la cosiddetta Europa della difesa non è altro che una sorta di coordinamento delle iniziative militari a livello dei singoli paesi europei: infatti la cosiddetta Europa della difesa non solo al momento attuale non è in grado di avere una struttura atta a proteggere il territorio ma tantomeno possiede una struttura militare di intervento rapido o un comando militare operativo. Insomma l’Europa non è in grado di avere una politica della difesa unitaria né tantomeno una strategia militare unitaria. L’Europa della difesa, dal punto di vista strettamente operativo, non è altro che un marginale progetto militare rispetto alla NATO fatto troppo spesso di formule vuote soprattutto perché l’Europa della difesa -nonostante le aspettative golliste-vive nell’ottica della complementarietà e della condivisione dei compiti con la Nato. È difficile negare fra l’altro che una delle nazioni europee che ha contribuito -almeno fino a questo momento - a ritardare la realizzazione di un’Europa che la difesa sia stata l’Inghilterra che ,in quanto alleato degli Stati Uniti ,pare più intenzionata a bloccare tutti i progetti che potrebbero fare concorrenza alla Nato ,o comunque potenzialmente ostili a Washington ,piuttosto che contribuire a realizzare un’Europa della difesa. Ma anche il Belgio con le sue attuali scelte sta contribuendo a minare la possibilità di costruire una Europa della difesa : invece di acquistare apparecchi fabbricati di Europa il Belgio ha acquisito F- 35 con relativi costi esorbitanti che hanno avvantaggiati non sono in Stati Uniti ma soprattutto l’industria militare americana Lockeed Martin. Questa dipendenza delle industrie militari europee da quelle americane dipende certamente anche dal fatto che le industrie militari europee stanno perdendo quote di mercato rispetto a quelle degli altri Stati e soprattutto dipende dal fatto che il budget per la difesa delle singole nazioni europee non possa essere paragonato a quello della NATO o a quello degli Usa. Un altro elemento che gioca a sfavore della possibilità di costruire una politica di sicurezza militare comune dipende dagli evidenti conflitti di interesse tra le singole nazioni europee a livello di politica estera ;un altro fattore , non meno importante del primo, è la profonda diversità ,a livello giuridico e politico, tra gli Stati europei. E che dire ,infine ,del fatto che l’unico paese europeo ad avere una politica nucleare militare autonoma sia la Francia? Insomma ,sotto questo profilo ,l’Europa è ancora un coacervo di scelte incoerenti o di scelte corporative (con eccezioni di rilievo come il progetto Galileo)finalizzate a tutelare gli interessi delle proprie industrie a danno di quelle dei paesi concorrenti. .

 

24 luglio 2019

Gagliano Giuseppe La guerra delle materie prime:i noduli polimetallici

Dagli studi geologici più recenti risulta che sui fondali oceanici vi siano dai 500 ai 2.000 miliardi di tonnellate di noduli polimetallici. Ebbene, questo significa che nei fondali oceanici esiste una fonte quasi inesauribile che andrebbe a sostituire quella presente sulla terra che ormai è in via di esaurimento. Inoltre ,gran parte dei metalli presenti sui fondali oceanici-il cromo, il titanio, il manganese, il platino e il cobalto-,sono metalli fondamentali per l’industria civile e militare. Sotto questo profilo, paradossalmente, gli Stati Uniti nonostante i numerosi primati raggiunti nel contesto della innovazione tecnologica sono considerevolmente indietro rispetto sia alla Russia sia alla Cina. A tale proposito ,proprio alla Cina è stata concessa la sua quinta licenza per un'area di esplorazione esclusiva per noduli polimetallici nell'Oceano Pacifico occidentale da parte della L'International Seabed Authority ,licenza acquisita dalla Hi-Tech Development Corporation di Pechino . Dal punto di vista storico la Cina già nel 2001 aveva avuto l’autorizzazione a cercare noduli polimetallici nell’Oceano Pacifico orientale, depositi di solfuri poli metallici nell’Oceano indiano sud occidentale nel 2011 e infine noduli polimetallici nell’Oceano Pacifico orientale nel 2015. Se la Cina dovesse raggiungere una sorta di monopolio delle materie prime presenti nei fondali oceanici sarebbe certamente in grado di avere il controllo sul mercato internazionale delle materie prime e quindi di conseguire una egemonia globale. Ora , dal punto di vista della storia economica globale,Uno degli attori principali della guerra economica di ieri come oggi (pensiamo al conflitto in atto tra Cina e Stati Uniti) sono certamente proprio le materie prime.Non vi è infatti alcun dubbio che le materie prime hanno influenzato l’intera storia umana e continuino ad avere un ruolo centrale negli equilibri dell’economia mondiale. In passato era il pepe, oggi è l’energia, in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il tulio e altri metalli. Le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazione di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini. In particolare oro, argento, spezie e cereali, hanno contribuito a fare e disfare la storia, ad arricchire certi uomini e a impoverirne altri, a fare la fortuna di alcune genti e a gettare le altre nella disperazione come gli schiavi che lavoravano alla coltivazione dello sparto, all’estrazione del mercurio o quelli africani delle miniere di Potosì e Zacatecas. In questo contesto non c’è dubbio che i mercati – e i mercanti- abbiano svolto un ruolo fondamentale e, in particolare, quelli della mezzaluna fertile in Medioriente, quelli degli schiavi di Delo, i mercati del foro della Roma imperiale o quelli degli Han nella città cinese di Xian. E come dimenticare i mercati dei califfati di Samarcanda e di Baghdad ? Come dimenticare i mercati delle spezie di Costantinopoli, di Calcutta e Venezia? Accanto ai mercati naturalmente anche i porti hanno svolto un ruolo fondamentale poiché sono stati il fulcro dei flussi di merci, di uomini e informazioni. Insomma sono stati dei veri motori della globalizzazione di ieri e di oggi. Non deve destare alcuna sorpresa allora ,per chi condivide una interpretazione della storia come dinamica conflittuale ,come la necessità di controllare le materie prime di ogni genere abbia creato ed alimentato lunghe e sanguinose guerre. Pensiamo, ad esempio, alle guerre relative all’acqua. Nel corso degli ultimi 45 secoli, si contano oltre 500 guerre per il controllo delle risorse idriche. Guerre per il controllo dell’oro vennero dichiarate dai greci contro Troia, da Filippo II, tra Roma e Cartagine. Per impossessarsi delle miniere d’oro i mongoli sterminarono i Song del sud e in seguito tentarono di invadere il Giappone. I conquistatori spagnoli si avventurarono verso l’ignoto nella speranza di trovare oro,argento e spezie. Le grandi potenze dell’epoca infatti ingaggiarono guerre spietate nelle Indie orientali e occidentali. Ebbene, data l’importanza delle materie prime, l’ attività di spionaggio  fu sempre molto intensa. I cinesi, per esempio ,tentarono di custodire il metodo di produzione della carta ma dopo il 751 a.C. alcuni prigionieri cinesi che lavoravano nelle cartiere svelarono le tecniche di produzione in cambio della promessa di libertà. Un altro esempio è fornito dal Brasile che diventerà il primo produttore mondiale di caffè nonostante vi siano stati numerosissimi tentativi di appropriarsi delle piante che lo producevano. Infine il rosso di cocciniglia sarà oggetto di spionaggio come dimostra il fatto che i corsari (inglesi ,francesi e olandesi) nei Caraibi daranno la caccia ai galeoni spagnoli non solo per l’ argento e l’oro.

 

24 luglio 2019

Gagliano Giuseppe Venezuela :sfera di influenza tra Russia,Cina e Usa

Se a partire da maggio Guaidó ha deciso di cambiare strategia nei confronti di Maduro -una strategia certamente costruita all’insegna della cautela e della prudenza-ciò è stato anche determinato dalle pressioni americane .In questa partita non c’è dubbio che l’esercito venezuelano ,i mercenari(russi e americani) e il petrolio siano gli attori principali. Erik Prince ,ex-ufficiale dei Navy Seal e fondatore della compagnia di mercenari privata Bkackwater ,avrebbe pianificato nel mese di aprile un colpo di Stato che prevedrebbe l’uso di 5000 contractors per destabilizzare il presidente Maduro potendo contare su un budget di 40 milioni di dollari. Tutto ciò non deve sorprendere : basti pensare che un piano analogo era stato pianificato nel 2017 dallo stesso Prince per conto degli Emirati Arabi con lo scopo di destabilizzare il Quatar prevedendo l’impiego di 15.000 uomini . D’altra parte Guaidó, a metà maggio, avrebbe incontrato gli americani di SOUTHCOM proprio per mettere a punto un piano di destabilizzazione militare e politica. Una tale eventualità troverebbe naturalmente una ferma e risoluta opposizione da parte della Russia che è presente in Venezuela anche con il gruppo di mercenari privati Wagner con lo scopo di proteggere sia Maduro e i suoi familiari, sia i giacimenti petroliferi che le infrastrutture critiche della città. L’utilizzo dei contractors ,che altro non sono che i moderni mercenari ,costituisce una delle varianti della guerra moderna nella quale gli Stati preferiscono affrontarsi indirettamente. Quanto al contrasto tra Stati Uniti e Russia in relazione al Venezuela (conflitto legato sia alle sfere di influenza in America latina sia alle risorse presenti in Venezuela)questo conflitto di interessi non rappresenta una novità dal punto vista storico ma semplicemente il proseguimento della vecchia contrapposizione tra blocchi che ci fu durante la guerra fredda.A tale proposito un ruolo determinate lo svolge sia il colosso energetico russo Rosneft- attraverso il quale oramai la Russia controlla un gran parte della produzione petrolifera venezuelana- sia la banca russo-venezuelana Evrofinance Mosnabank attraverso la quale passano le transazioni finanziarie tra Russia e Venezuela.Se a tutto ciò si aggiunge il prestito erogato di 16 miliardi di dollari dalla Russia si comprende come la sovranità del paese sia puramente illusoria .La presenza della Cina - a partire dal 2014 con la visita di stato del presidente Xi Jinping a Caracas - è stata volta non solo a investire ingenti risorse cinesi nel settore petrolifero ma a partire dal 2017 il Venezuela ha deciso di iniziare a pubblicare il prezzo del petrolio non più in dollari, ma in yuan in funzione anti americana. In ultima analisi, la Russia da una parte e la Cina dell’altra ci rapportano al Venezuela non solo per controllate le risorse petrolifere ma soprattutto per ampliare la loro sfera di influenza in funzione anti americana .

 
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