31 luglio 2021

Gagliano Giuseppe. Anarchici e spie nell’ottocento in Italia

Il saggio dello storico italiano Piero Brunello intitolato “Storie di anarchici e di spie“ (Donzelli editore, 2009) non è solo utile per comprendere il modus operandi delle prefetture delle questure nel controllare i circoli socialisti e anarchici italiani dell’ottocento, ma è soprattutto utile per comprendere l’esistenza di una indiscutibile continuità tra le modalità operative della polizia politica ottocentesca ,quella del regime fascista ma soprattutto del regime repubblicano.Vediamo sinteticamente quali sono questi aspetti di continuità. In primo luogo le questure e le prefetture hanno sempre avuto a loro disposizione fondi riservati per i confidenti e gli infiltrati; in secondo luogo allo scopo di controllare l’attendibilità delle informazioni fornite dai loro confidenti, sovente sia le questure che le prefetture ,infiltravano nelle stesse organizzazioni più di un confidente all’insaputa l’uno dell’altro per avere un credibile controllo incrociato delle attendibilità delle informazioni fornite.In terzo luogo la loro attività era abbastanza ampia e capillare da consentirgli un monitoraggio sistematico dell’attività politiche e pubblicistiche dei circoli socialisti anarchici italiani. In quarto luogo esistevano spesso servizi di sicurezza per così dire autonomi e come fare ad esempio posto in essere da Giuseppe Basso vice console italiano a Ginevra che naturalmente era strettamente collegato al ministero degli interni. In quinto luogo ,attraverso una sorveglianza perlopiù inavvertita, venivano prodotte segnalazioni, fotografie, rapporti, prospetti, schede, bollettini, registri, fascicoli e archivi.Lo scopo quindi era osservare, prevenire, reprimere e scoprire.Solo in un secondo momento reprimere attraverso i canali ufficiali delle procure.Questa attività di sorveglianza era possibile anche grazie al fatto che gli ispettori ma anche i carabinieri tenevano d’occhio le osterie, i bassifondi, i luoghi di assembramento e di ritrovo popolare.Naturalmente uno dei pericoli maggiori era l’esistenza di informatori bugiardi, doppio o triplo giochisti ma soprattutto millantatori e fanfaroni.Come osserva puntualmente lo storico italiano ,tra il 1880 e il 1881 ,la presenza di Giovanni Bolis alla direzione dei servizi di pubblica sicurezza costituirà una svolta importante perché verrà istituito un ufficio politico che segna una fase importante nella organizzazione della polizia in Italia.Grazie a lui infatti verrà istituito un registro biografico delle persone sospette e le questure incominceranno a usare le foto segnaletiche e ad assumere agenti in borghese organizzando un servizio di polizia internazionale in collaborazione con il ministro degli affari esteri. Quando sorgerà l’Ovra questa trovò a sua disposizione già sistemi di sorveglianza ben collaudati, procedure di schedatura efficienti, metodi di archiviazione, strumenti preventivi e repressivi insomma una routine burocratica già ampiamente rodata durante gli anni dell’unità d’Italia.Sia durante il regime monarchico italiano che durante il regime fascista la polizia italiana spiava, faceva spiare, raccoglieva voci e pettegolezzi in modo sistematico, quotidianamente, pagando informatori e confidenti e distribuendo fondi segreti .Insomma vi erano spie al servizio di ispettori, di questori, di prefetti e di consoli.Ma tutto ciò era possibile anche grazie alla collaborazione del direttore postale in Italia che inviava la corrispondenza su richiesta della polizia. Tuttavia buona parte di questa attività posta in essere dalla polizia italiana era, seppure nelle sue linee generali, speculare a quella attuata dalla Repubblica di Venezia durante il 500 a dimostrazione del fatto che, sul piano storico, esiste una secolare continuità nel modo di procedere da parte delle istituzioni politiche nei confronti degli avversari reali o potenziali. Un altro aspetto, certamente rilevante, era la capacità attraverso confidenti o informatori di fomentare i contrasti o le rivalità interne allo scopo di indebolire sul piano politico i movimenti considerati sovversivi. I pagamenti agli informatori e ai confidenti erano diversamente modulati a seconda della qualità dell’informazione . Un altro aspetto importante è l’impunità e la segretezza di cui dovevano necessariamente godere i confidenti. Ma vi erano certamente altre regole ben individuate dall’autore a pagina 131 e fra queste le cosiddette 10 regole come le chiama l’autore del saggio.Vediamone alcune: le istituzioni dello Stato tendono ad assicurare l’impunità del confidente, le singole notizie viaggiano in via gerarchica dal basso verso l’alto, il confidente migliore è quello che non sa di esserlo, un buon ispettore di polizia è innanzitutto un buon archivista e infine un individuo è un confidente per un ispettore di polizia ma può essere un rivoluzionario per tutti gli altri Ispettori.

 

30 luglio 2021

Gagliano Giuseppe Il genocidio del Ruanda E le responsabilità dell’Occidente

David Rieff Un giaciglio per la notte.Il paradosso umanitario, Carocci 2003

 

30 luglio 2021

Gagliano Giuseppe L’intervento militare in Kosovo e le Ong

David Rieff Un giaciglio per la notte.Il paradosso umanitario, Carocci 2003

 

29 luglio 2021

Gagliano Giuseppe Realtà e illusioni .La questione dei diritti umani

La storia contemporanea offre continue smentite in relazione alla sacralità dei diritti umani, alla loro inviolabilità. Ciò accade perché la prassi del potere politico che viene posta in essere sia dagli Stati cosiddetti democratici sia gli Stati totalitari o comunque autoritari è per molti versi speculare soprattutto in determinati ambiti quali la politica estera e soprattutto quando, all’interno della politica estera, gli Stati democratici e non prendono la decisione di muovere guerra. Ci limitiamo a riportare alcuni casi storici che provano come da parte delle cosiddette democrazie-nello specifico quella americana e quella inglese-la violazione di diritti umani rappresenti un elemento costante e non occasionale. Un’ultima considerazione infine: come si può pensare che una guerra di tipo tradizionale o una guerra asimmetrica contro il terrorismo e contro azioni di guerriglia possano essere condotte rispettando i diritti umani? Come si può pensare che in tempo di pace-e a maggior ragione in tempo di guerra-i servizi di sicurezza rispettino i diritti umani ? Veramente siamo persuasi che la CIA, l’Nsa,la Dgse o a maggior ragione il Mossad prima di intraprendere un’azione si consultino con Amnesty International o con Human Rights Watch?

 

29 luglio 2021

Gagliano Giuseppe la violazione dei diritti umani negli anni 90

Nonostante gli aggiornamenti di natura giuridica e di natura filosofica attuati dalle Nazioni Unite in relazione ai diritti umani le violazioni dei diritti umani e l’incapacità delle Nazioni Unite di risolvere concretamente le controversie di natura etnica hanno dimostrato ancora una volta la dimensione autoreferenziale dei diritti umani.

 
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