8 dicembre 2017

Gagliano GiuseppeLes racines des totalitarismes communistes, de la dictature jacobine au gnosticisme marxiste,Va Press,2017

La pensée précède toujours l’action. Cet ouvrage illustre magnifiquement cet adage. Pour comprendre comment certains régimes totalitaires du XXème siècle en sont arrivés à de tels excès, l’auteur suit la longue chaine d’intellectuels qui ont voulu proposer des solutions aux désordres politiques, économiques, sociaux et religieux qu’ils traversaient, par une pensée censée résoudre ces désordres. L’analyse de leur influence est ici décortiquée avec soins, en particulier sous son angle de substitut à la religion en proposant, puis imposant une utopie prophétique de remplacement. Qui se souvient de la pensée de Gracchus Babeuf (le babouvisme), véritable communisme avant l’heure, jusque dans les années qui suivirent la fin de la Terreur ? l’auteur y voit déjà là un frémissement du messianisme, père de tous les totalitarismes. Quel millénarisme a bien pu inspirer les fondateurs et cadres du parti communiste, allant jusqu’à transformer le parti en « ordre monastique », ses cadres en « clergé », son prolétariat en Dieu et une « orthodoxie » le conduisant à remédier aux « schismes » par des purges ? Enfin, pour comprendre le visage de l’altermondialisme, nouveau visage du communisme, la lecture de cet ouvrage est salutaire.

 

8 dicembre 2017

Gagliano Giuseppe Sfide Geoeconomiche,Edizioni Fuoco,2017

A inizio anni ’90, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS vennero celebrati da molti politologi come l’avvio di una nuova epoca di collaborazione internazionale. Il tempo ha purtroppo disatteso le aspettative ottimistiche di coloro che vedevano nel nuovo Millennio un’era di pace: la fine della Guerra Fredda, lungi dall’aver portato alla fine dei conflitti, ne ha piuttosto sancito la riallocazione dalla sfera politica a quella economica. Il presente saggio, sulla base degli schemi analitici elaborati dagli studiosi raccolti attorno all’École de guerre économique, fornisce una lettura circa l’attuale competizione fra gli Stati mettendo in luce soprattutto il ruolo che hanno oggi le strategie comunicative. Pagine 314, 15,00 Indice INTRODUZIONE L’École de Guerre Économique francese: una visione alternativa della mondializzazione di Arduino Paniccia, PRESENTAZIONE di Carlo Jean, Guerra economica e guerra della informazione nella riflessione strategica francese, Capitolo primo – Guerra economica, 1. Guerra economica e patriottismo economico nella riflessione di Christian Harbulot e di Jean Pichot Duclos, 2. Problemi e prospettive della guerra economica nella interpretazione della Scuola di geopolitica e geoeconomia di Grenoble, 3. La guerra economica nella interpretazione della rivista Conflicts, 4. Diritto e guerra economica nella interpreazione di Thibault Du Manoir de Juaye, Capitolo Secondo – Guerra della informazione, 1. Guerra della informazione e sovversione, 2. Patrimonio informativo e guerra dell’informazione, 3. Guerra della informazione e intossicazione nella interpretazione di Christian Harbulot, 4. Guerra della informazione e terrorismo islamico nella interpretazione della Scuola di guerra economica di Parigi, 5. Guerra della informazione ed ecoterrorismo nella interpretazione di Eric Denécé, Bibliografia.

 

3 dicembre 2017

Gagliano GiuseppeIl Ruolo del National Endowment for democracy e di Otpor nella destabilizzazione politica

Un esempio eclatante di guerra dell’informazione e strategia d’influenza che merita un attento approfondimento è rappresentato dalla National Endowment for Democracy (NED, Fondo Nazionale per la Democrazia). La Francia ha molto da imparare da questo strumento, che riesce a combinare opacità e trasparenza al servizio degli interessi americani. Apparentemente la NED è una semplice fondazione privata senza scopo di lucro che porta avanti la nobile causa di promuovere le libertà individuali e la democrazia nel mondo, ma l’aggettivo “nazionale”, il fatto che riceva finanziamenti pubblici e la sua fitta rete di relazioni sono segnali che ne tradiscono i veri obiettivi. In effetti la NED, alla quale in origine era stata affidata una missione in linea con gli ideali più cari allo spirito americano, è stata per decenni uno strumento d’influenza di prim’ordine e una minaccia alla sovranità degli altri Stati.

 

2 dicembre 2017

Gagliano Giuseppe La strategia dell’Isis nel contesto della guerra delle informazioni

Attualmente Internet è la nuova frontiera della guerra dell’informazione e si è rivelata un mezzo ideale per diffondere il terrore. Ebbne, con l'ISIS, il terrorismo ha fatto enormi progressi anche dal punto di vista strategico. L’autoproclamato Stato Islamico è il risultato delle azioni di guerriglia e degli atti di terrorismo compiuti in Iraq dal 2003 e in Siria dall’inizio del 2013. Fin dalla sua origine l’organizzazione ha usato i metodi della guerra dell’informazione, come la diffusione dei video in cui venivano mostrati ostaggi decapitati, senza limitarsi alle rivendicazioni del terrorismo politico ma perseguendo finalità politico-militari.

 

2 dicembre 2017

Gagliano Giuseppe Il ruolo della guerra della informazione nel contesto politico,economico e sociale

Da quando esistono gli scambi economici, l’informazione è un’arma usata per impadronirsi di un mercato, indebolire o eliminare un concorrente o nuocere all’immagine di un prodotto. Questo campo di indagine è ancora oggi inaccessibile, a causa del comportamento poco chiaro degli attori che vi sono coinvolti. Sono due le ragioni che possono spiegare questo stato di cose: da una parte le potenze più aggressive rivendicano raramente i propri successi nel campo della conquista di nuovi spazi commerciali (periodo coloniale) o la propria politica di rafforzamento economico. D’altra parte le imprese che colpiscono in maniera sleale i concorrenti non rivendicano mai le proprie azioni ed evitano di lasciare tracce scritte e contabili di questo tipo di operazioni. Ciò si traduce in un problema supplementare circa la possibilità di stabilire l’autenticità delle pratiche della guerra economica. L’impossibilità di accesso alle fonti penalizza fortemente la ricerca universitaria, che è vincolata a regole metodologiche, basate essenzialmente sull’indagine archivistica e sulla raccolta di testimonianze da parte di dottorandi e ricercatori. È dunque facilmente immaginabile la difficoltà di accesso del mondo accademico a questo versante della competizione economica. Coloro che aggrediscono gli avversari non fanno parola delle proprie azioni e non lasciano tracce che ne permettano l’identificazione. Anche le imprese vittime mantengono il silenzio, in quanto temono di essere screditate, nel mondo economico, dalla rivelazione della propria vulnerabilità.

 
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