17 settembre 2019

Master in intelligence economica IASSP

Una decisiva priorità delle aziende italiane di fronte ai mercati aperti è quella di contrastare le minacce derivanti da attori economici esterni altamente competitivi e aggressivi. E L’enorme quantità di informazioni presente nei canali on line e off line (Data Rich) è la più grande ricchezza potenzialmente disponibile del nostro tempo. Tuttavia tale opulenza è di difficile decifrazione o quantomeno di problematica valorizzazione per la Media impresa nazionale. La PMI è inoltre sempre più vulnerabile agli attacchi cyber (cyberwarfare) e all’incremento esponenziale delle attività di spionaggio industriale e tecnologico sia sul fronte della concorrenza internazionale, sia su quello della competizione interna tra aziende nazionali. La crescente dimensione cognitiva delle questioni commerciali implica un’alta competenza interpretativa e operativa per poter trasformare le ingenti mole di dati in indicatori di performance utili al business e a una nuova organizzazione dell’azienda pubblica e privata (si pensi all’anomaly detection nei diversi dipartimenti volta a ottimizzare la produttività dei fattori). CUSTODIRE, PROTEGGERE, VINCERE Custodire le conoscenze, le informazioni strategiche, significa sottrarle alla dissipazione, al depauperamento e all’accesso indesiderato. Proteggere il patrimonio di conoscenza da chi intende impossessarsene illegittimamente, ma anche da chi può approfittare della debolezza finanziaria o giuridica del proprietario. I fattori strategici della competenza sono tali solo se impegnati costantemente, per la loro stessa evoluzione, nell’aggiornamento e nello sviluppo. L’alternativa alla crescita nel tempo è l’annullamento del valore, non il suo consolidamento. Chi possiede le informazioni e le utilizza vince, non solo per se stesso ma per l’intero sistema nazionale e geopolitico di riferimento. Chi non vince, viene vinto. Lo stato di neutralità non è contemplato nella guerra economica in corso. Quanto esposto motiva la forte domanda, largamente disattesa, di figure professionali coerenti con l’espandersi planetario della riproduzione della ricchezza e delle relative guerre commerciali. Link :https://www.iassp.org/master-in-intelligence-economica-2019-2020/

 

28 agosto 2019

Gagliano Giuseppe Il Fondo sovrano norvegese

Sottovalutare il ruolo di condizionamento nell’ambito della politica economica come della politica estera dei fondi sovrani costituisce un errore che può rivelarsi rilevante e avere conseguenze su medio-lungo termine rischiose. Il fondo sovrano norvegese, che gestisce 920 miliardi di euro , vuole aumentare i suoi investimenti in titoli statunitensi a scapito dei titoli europei. Questa è la risposta che il Ministro delle Finanze ha inviato al Ministero della Vigilanza . Alla fine del secondo trimestre, le azioni statunitensi rappresentavano il 41,8% del suo portafoglio mentre le azioni europee il 33,4%. Negli indici azionari internazionali, le azioni statunitensi hanno un peso molto più elevato, il 57% del totale contro il 19% per l'Europa. Ciò significa che il fondo vedrebbe dimezzare i suoi investimenti in titoli europei, da $ 242 a $ 137 miliardi mentre i suoi investimenti in Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet e Facebook, che rappresentavano già $ 37,5 miliardi, potrebbero aumentare significativamente in futuro. Questo allontanamento dal Vecchio Continente, costituisce non solo una decisione puramente tecnica della Norvegia ma è la conseguenza sia della crisi della zona euro nel 2011 sia della sfiducia della Norvegia nel rischio che in Europa prevalgano politiche economiche non adeguate o che l’economia tedesca diventi recessiva .Per questo ,da parte della Norvegia,diventa necessario ricercare nuove aree di investimento più promettenti soprattutto in Asia e Nord America.

 

19 agosto 2019

Gagliano Giuseppe Articoli tratti da Starmag

Link :https://www.startmag.it/author/giuseppe_gagliano/

 

14 agosto 2019

Fiorina Capozzi Governi, spread e crescita? Così la guerra economica ha spostato l’interesse degli Stati sul controllo delle informazioni”

Recensione tratta dal Il Fatto quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/11/governi-spread-e-crescita-cosi-la-guerra-economica-ha-spostato-linteresse-degli-stati-sul-controllo-delle-informazioni/5366596/

 

25 luglio 2019

Giuseppe Gagliano L’Europa delle parole

Dal punto di vista strettamente militare la cosiddetta Europa della difesa non è altro che una sorta di coordinamento delle iniziative militari a livello dei singoli paesi europei: infatti la cosiddetta Europa della difesa non solo al momento attuale non è in grado di avere una struttura atta a proteggere il territorio ma tantomeno possiede una struttura militare di intervento rapido o un comando militare operativo. Insomma l’Europa non è in grado di avere una politica della difesa unitaria né tantomeno una strategia militare unitaria. L’Europa della difesa, dal punto di vista strettamente operativo, non è altro che un marginale progetto militare rispetto alla NATO fatto troppo spesso di formule vuote soprattutto perché l’Europa della difesa -nonostante le aspettative golliste-vive nell’ottica della complementarietà e della condivisione dei compiti con la Nato. È difficile negare fra l’altro che una delle nazioni europee che ha contribuito -almeno fino a questo momento - a ritardare la realizzazione di un’Europa che la difesa sia stata l’Inghilterra che ,in quanto alleato degli Stati Uniti ,pare più intenzionata a bloccare tutti i progetti che potrebbero fare concorrenza alla Nato ,o comunque potenzialmente ostili a Washington ,piuttosto che contribuire a realizzare un’Europa della difesa. Ma anche il Belgio con le sue attuali scelte sta contribuendo a minare la possibilità di costruire una Europa della difesa : invece di acquistare apparecchi fabbricati di Europa il Belgio ha acquisito F- 35 con relativi costi esorbitanti che hanno avvantaggiati non sono in Stati Uniti ma soprattutto l’industria militare americana Lockeed Martin. Questa dipendenza delle industrie militari europee da quelle americane dipende certamente anche dal fatto che le industrie militari europee stanno perdendo quote di mercato rispetto a quelle degli altri Stati e soprattutto dipende dal fatto che il budget per la difesa delle singole nazioni europee non possa essere paragonato a quello della NATO o a quello degli Usa. Un altro elemento che gioca a sfavore della possibilità di costruire una politica di sicurezza militare comune dipende dagli evidenti conflitti di interesse tra le singole nazioni europee a livello di politica estera ;un altro fattore , non meno importante del primo, è la profonda diversità ,a livello giuridico e politico, tra gli Stati europei. E che dire ,infine ,del fatto che l’unico paese europeo ad avere una politica nucleare militare autonoma sia la Francia? Insomma ,sotto questo profilo ,l’Europa è ancora un coacervo di scelte incoerenti o di scelte corporative (con eccezioni di rilievo come il progetto Galileo)finalizzate a tutelare gli interessi delle proprie industrie a danno di quelle dei paesi concorrenti. .

 
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