24 luglio 2019

Gagliano Giuseppe La guerra delle materie prime:i noduli polimetallici

Dagli studi geologici più recenti risulta che sui fondali oceanici vi siano dai 500 ai 2.000 miliardi di tonnellate di noduli polimetallici. Ebbene, questo significa che nei fondali oceanici esiste una fonte quasi inesauribile che andrebbe a sostituire quella presente sulla terra che ormai è in via di esaurimento. Inoltre ,gran parte dei metalli presenti sui fondali oceanici-il cromo, il titanio, il manganese, il platino e il cobalto-,sono metalli fondamentali per l’industria civile e militare. Sotto questo profilo, paradossalmente, gli Stati Uniti nonostante i numerosi primati raggiunti nel contesto della innovazione tecnologica sono considerevolmente indietro rispetto sia alla Russia sia alla Cina. A tale proposito ,proprio alla Cina è stata concessa la sua quinta licenza per un'area di esplorazione esclusiva per noduli polimetallici nell'Oceano Pacifico occidentale da parte della L'International Seabed Authority ,licenza acquisita dalla Hi-Tech Development Corporation di Pechino . Dal punto di vista storico la Cina già nel 2001 aveva avuto l’autorizzazione a cercare noduli polimetallici nell’Oceano Pacifico orientale, depositi di solfuri poli metallici nell’Oceano indiano sud occidentale nel 2011 e infine noduli polimetallici nell’Oceano Pacifico orientale nel 2015. Se la Cina dovesse raggiungere una sorta di monopolio delle materie prime presenti nei fondali oceanici sarebbe certamente in grado di avere il controllo sul mercato internazionale delle materie prime e quindi di conseguire una egemonia globale. Ora , dal punto di vista della storia economica globale,Uno degli attori principali della guerra economica di ieri come oggi (pensiamo al conflitto in atto tra Cina e Stati Uniti) sono certamente proprio le materie prime.Non vi è infatti alcun dubbio che le materie prime hanno influenzato l’intera storia umana e continuino ad avere un ruolo centrale negli equilibri dell’economia mondiale. In passato era il pepe, oggi è l’energia, in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il tulio e altri metalli. Le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazione di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i paesi e gli uomini. In particolare oro, argento, spezie e cereali, hanno contribuito a fare e disfare la storia, ad arricchire certi uomini e a impoverirne altri, a fare la fortuna di alcune genti e a gettare le altre nella disperazione come gli schiavi che lavoravano alla coltivazione dello sparto, all’estrazione del mercurio o quelli africani delle miniere di Potosì e Zacatecas. In questo contesto non c’è dubbio che i mercati – e i mercanti- abbiano svolto un ruolo fondamentale e, in particolare, quelli della mezzaluna fertile in Medioriente, quelli degli schiavi di Delo, i mercati del foro della Roma imperiale o quelli degli Han nella città cinese di Xian. E come dimenticare i mercati dei califfati di Samarcanda e di Baghdad ? Come dimenticare i mercati delle spezie di Costantinopoli, di Calcutta e Venezia? Accanto ai mercati naturalmente anche i porti hanno svolto un ruolo fondamentale poiché sono stati il fulcro dei flussi di merci, di uomini e informazioni. Insomma sono stati dei veri motori della globalizzazione di ieri e di oggi. Non deve destare alcuna sorpresa allora ,per chi condivide una interpretazione della storia come dinamica conflittuale ,come la necessità di controllare le materie prime di ogni genere abbia creato ed alimentato lunghe e sanguinose guerre. Pensiamo, ad esempio, alle guerre relative all’acqua. Nel corso degli ultimi 45 secoli, si contano oltre 500 guerre per il controllo delle risorse idriche. Guerre per il controllo dell’oro vennero dichiarate dai greci contro Troia, da Filippo II, tra Roma e Cartagine. Per impossessarsi delle miniere d’oro i mongoli sterminarono i Song del sud e in seguito tentarono di invadere il Giappone. I conquistatori spagnoli si avventurarono verso l’ignoto nella speranza di trovare oro,argento e spezie. Le grandi potenze dell’epoca infatti ingaggiarono guerre spietate nelle Indie orientali e occidentali. Ebbene, data l’importanza delle materie prime, l’ attività di spionaggio  fu sempre molto intensa. I cinesi, per esempio ,tentarono di custodire il metodo di produzione della carta ma dopo il 751 a.C. alcuni prigionieri cinesi che lavoravano nelle cartiere svelarono le tecniche di produzione in cambio della promessa di libertà. Un altro esempio è fornito dal Brasile che diventerà il primo produttore mondiale di caffè nonostante vi siano stati numerosissimi tentativi di appropriarsi delle piante che lo producevano. Infine il rosso di cocciniglia sarà oggetto di spionaggio come dimostra il fatto che i corsari (inglesi ,francesi e olandesi) nei Caraibi daranno la caccia ai galeoni spagnoli non solo per l’ argento e l’oro.

 
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